Beh?! Come è finita la sfida?

E quindi? Come è andata a finire la sfida delle caserme? Beh?!
Qualcuno ce lo ha già chiesto e qualcuno forse se lo starà domandando, per cui ecco giunto il momento di svelarvi l'arcano, dopo essere finalmente riusciti a fare il conto e il punto della situazione rivedendo tutte le foto scattate davanti a caserme varie.
Si.. perchè, senza foto, difficilmente ce le saremmo ricordate tutte :)
Volevamo vederne 40 a New York.. ebbene.. ne abbiamo viste 20, più 7 nelle altre città :)
Un fallimento? Non proprio.. anzi.. con tutto quello che ha comportato riuscire a vederle (giri assurdi e km in più a piedi nonostante la stanchezza e il ginocchio zifulo di Gianni) possiamo dirci soddisfatti e dichiarare che è stato un successone e ne è valsa davvero la pena.
Si.. ne è prioprio valsa la pena, soprattutto nel vedere e condividere le emozioni di Gianni, che di volta in volta alla vista di quei portoni rossi (e relativi mezzi e collleghi all'interno di essi) si illuminava in viso, spalancava gli occhioni e veniva colto da paresi facciale con sorrisone a 32 denti.. avete presente un bimbo davanti a un negozio di giocattoli?! Ecco. Lui. :)

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Ecco la photogallery: 

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DAY 3: Alla scoperta della Grande Mela

Anche oggi ci svegliamo col sole che si alza tra i grattacieli e lo salutiamo tra le tende sbrindellate del nostro hotel.

9 ore di volo, 24mila e rotti passi di ieri e i 40° all'ombra hanno messo ko il mio sistema circolatorio e mi accorgo di avere 2 zamponi maculati al posto delle gambe.. vabbè.. leggiamoci qualcosa su internet giusto per stimolare l'ansia e tra possibile lebbra, trombosi varie, eczemi e morte imminente per prestinona, decido di non impanicarmi, imbottirmi di aspirina e fregarmene :)

Scendiamo a fare colazione scegliendo piú o meno gli stessi Donuts e salsiccette a cui siamo sopravvissuti ieri e in pochi minuti siamo operativi e pronti a sgambettare verso il metró.

Stavolta per evitare di farci ciulare come ieri con le bottiglie di acqua acquistate in centro al prezzo del prosecco, ci siamo attrezzati con 2 litri di acqua a testa spillati dal bidone da un gallone che ci siamo comprati ieri sera al benzinaio lurido vicino al nostro hotel.. fidatevi conviene o con queste temperature serve fare un mutuo per dissetarsi.

Oggi andiamo alla scoperta di Downtown Manhattan, in parte (minima) con il Big Bus e per la maggior parte a piedi (che fanno ancora male da ieri e ora di sera saranno tonnati).

Partiamo dall'imponente maestosità dell'Empire State Building, che oggi vediamo solo esternamente, per scendere verso l'iconico Flatiron Building.

Proseguiamo a piedi nel modaiolo quartiere di Soho, per poi addentrarci in una Chinatown caotica, lurida (e a mio parere orribile) e giungere nella folkloristica (ma poco autentica) Little Italy.

Riusciamo a risalire sul Big Bus fino a Wall Street e Battery Park, dove ci sfameremo con una Pita e prenderemo l'unico micro acquazzone della nostra permanenza New Yorkese.

5 minuti di acqua scrosciante che, uniti all'enorme ritardo sulla nostra tabella di marcia (che sarà una costante), fanno sí che ci infiliamo sul primo taxi alla volta dell'Intrepid Museum (sfiga vuole che sul percorso c'è un traffico pazzesco e non risparmiamo molto tempo.. ma almeno riposiamo le gambette e stiamo al fresco :)

Il Museo è su una portaerei ancorata nel fiume Hudson. Ci sono un sacco di aerei e la visita all'interno è davvero affascinante, specie quando una delle guide del museo (un pilota militare in pensione) ci rivela di essere stato di base in Italia e di essere un pompiere volontario. Ciao.. Gianni si è sciolto.

Purtroppo il tempo è tiranno e dobbiamo fare una visita speedy, perchè alle 18 dobbiamo essere al molo per provare ad aggiudicarci un posto sulla crociera Luci del Tramonto. Incrociamo le dita, poichè col New York Pass non è sempre scontato trovare posto se non si puó prenotare... ebbene.. la fortuna è dalla nostra e troviamo proprio la crociera che desideravamo fare!

Tempo per un gelato prima dell'imbarco e si salpa per quella che sarà la visita piú bella ed emozionante che faremo a New York.

Stasera il tramonto è pazzesco e ci regala delle immagini stupende, illuminando dei suoi colori infuocati la Statua della Libertà proprio nel momento in cui ci avviciniamo navigando. Indimenticabile. Ma non è tutto.

Le luci della città iniziano ad accendersi e in breve tempo ci troviamo a passare sotto il Ponte di Brooklyn in mezzo allo scintillio dei grattacieli. Altrettanto indimenticabile. Ma ancora non è tutto.

Già, perchè se i nostri occhi erano già luccicosi per l'emozione di tanto incanto questa città possa regalare, ecco il colpo di grazia: inaspettatamente si accendono da Ground Zero le Tribute Lights, le luci che sapevamo dovevano accendersi domani, per l'11 Settembre. 

Man mano che si fa buio diventano piú nitide e palpabili, squarciando il cielo della Grande Mela in questa vigilia del 15° anniversario fino a un'altezza inimmaginabile. Una botta emotiva forte, profonda. Vera.

Non la scorderemo.

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Dopo un'abbuffata da Hooters, con vista sui fisici (e relativi culi) da Barbie Fitness delle cameriere di cui raccontavo a Gianni da tempo (che brava fidanzata sono eh?), rientriamo finalmente in hotel.

Anche questa sera andiamo a letto esausti (ma felicissimi), con 26'470 passi nelle scarpe (19.65 km) e i nostri bei piani di raccontarvi tutto subito che sfumano all'arrivo di Morfeo. Notte mondo.

Ecco la photogallery del DAY 03: 

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DAY 2: Alla scoperta della Grande Mela

Sono le 6.43 e siamo già pronti per il nostro primo giorno nella Grande Mela. 

Scendiamo nella spartanissima (e sporchissima) hall del nostro Hotel e, sprezzanti del pericolo, approfittiamo della colazione inclusa nel prezzo. Non c'è mica da ciurlare nel manico, tutto è stato incastrato minuziosamente da settimane nel nostro daily plan preparato a 4 mani e la sosta colazione in giro non è contemplata, quindi incrociamo le dita e speriamo di non prendere un'intossicazione alimentare made in USA. Alla fine i donuts e le salsiccette non sono poi cosí male e almeno usciamo già mangiati :)

Una decina di minuti a piedi e siamo alla nostra fermata del Metro, Queensboro Plaza. Qui, dopo aver acquistato i pass settimanali ci facciamo subito riconoscere non riuscendo a passare dai cancelletti, mentre la tizia della cassa che ci ha venduto i pass se la ghigna facendoci gesti da lontano per spiegarci come fare. Eh già, perchè dovete sapere che la tessera va fatta scorrere a velocità nè troppo lenta nè troppo veloce, se no quei maledetti cancelli che portano ai binari mica si aprono. E una figura di merda è fatta. Bene.

Cerchiamo di capire quale treno prendere, ma fortunatamente avevamo già i nostri appunti di viaggio, e riusciamo a non perderci e a salire sul treno che dal Queens ci porterà a Manhattan. Ci rendiamo subito conto che gli sbalzi di temperatura saranno all'ordine del giorno e passiamo dai 35 gradi (umidi) fuori, ai 50 gradi (minimo) nei tunnel del metro, ai 15 gradi sui treni. Cagotto pressochè garantito.

In una ventina di minuti ecco che ci siamo, scalino dopo scalino saliamo in superficie e......wow! Times Square si materializza davanti ai nostri occhi, rimbambendoci subito coi suoi grattacieli da capogiro, i suoi schermi sfavillanti e il delirio di gente (piú o meno assurda) che già intasa le strade alle 8 e mezza di mattina.

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Restiamo a guardarci attorno (e soprattutto all'insú) per almeno 5 minuti con espressione meravigliata / ebete e alla fine riusciamo a schiodarci e andare a ritirare il New York Pass. In pochi minuti il gioco è fatto e subito ci dirigiamo verso il negozio T-Mobile per prendere una SIM con tariffa fichissima che ci permetterà di restare in contatto col mondo per tutta la durata della vacanza (Canada incluso). Anche qui veniamo catapultati dall'equatore al polo in un nanosecondo e passiamo almeno una 40ina di minuti in coda in modalità ibernazione on prima di essere serviti. Vabbè, ci conserveremo meglio, ma siamo già in ritardo sulla tabella di marcia. Cominciamo bene.

Alle 9 e mezza siamo finalmente ai piedi del Top of the Rock, per iniziare la visita della metropoli con una vista dall'alto e farci un'idea della sua immensità. Un ascensore futuristico ci porta al 69° piano in 42 secondi, mentre uno sfavillio di luci viene proiettato sul soffitto trasparente, attraverso il quale si intravvedono tutti i piani, collegati da un percorso di lucine blu. Potete immaginarvi come sfrecciano veloci tutti quei piani. Un trip.

Inutile dirvi che lo spettacolo che ci si para davanti al 69° e 70° piano ci lascia a bocca aperta (sempre la solita espressione ebete stampata in viso, ma tant'è). Da qui si vede tutta Manhattan, l'enorme distesa verde di Central Park e tutti i grattacieli che finora avevamo visto solo nei film. Esistono davvero e sono li ora, a pochi passi da noi. Impressionante.

Dall'alto vediamo sotto di noi le guglie della cattedrale di San Patrick, che appena scesi visitiamo, mentre l'organista fa le prove deliziandoci dell'acustica tra le candide navate decorate da coloratissime vetrate. Un gioiellino, che in mezzo alle spropositate altezze dei grattacieli, sembra quasi una miniatura.

Una rapida visita alla piazzetta del Rockefeller Center che tra poche settimane ospiterà la famosa pista di pattinaggio, ed è tempo di andare a prendere il Big Bus per iniziare il nostro giro di Upper Manhattan. Siamo (ovviamente) in ritardo sulla tabella di marcia, dobbiamo velocizzarci un po'. Meno male che ora ci muoveremo in bus e recupereremo. Certo, come no.

La coda alla fermata da cui avevamo previsto di iniziare il giro è interminabile. Aspettiamo una ventina di minuti speranzosi sotto la stecca del sole (è mezzogiorno, si schiuma e dalle griglie dei marciapiedi sale il caldo atroce del metro). Del bus nemmeno l'ombra, ci dicono che è rimasto infognato nel traffico e che non si sa mai quando arriva in certi orari. Vabbè, abbiamo ormai quasi 2 ore di ritardo, si va a piedi fino alla prossima fermata. Cosa vuoi che siano 4 passi.

Il bello di girovagare a piedi (oltre a permetterti di non metter peso nonostante tutte le porcherie che mangerai) è che ti porta a scoprire angoli che non avresti mai visto. E cosí è. In pochi isolati ci troviamo davanti alla scultura HOPE, simile alla scultura LOVE che sapevamo avremmo poi trovato a Philadelphia. Figata, e chi lo sapeva :)

Selfie di rito e subito la nostra attenzione viene catalizzata dal profumino che arriva da un baracchino che vende street food accanto alla scultura. Effettivamente ci rendiamo conto che si è fatta una certa e abbiamo lo sbrano. Rispetto agli altri baracchini c'è una discreta coda, sarà mica anche un posto che fa roba buona? Si!!! Botta di culo, è Halal Guys, uno dei posti che suggeriva il tizio del blog "Un Italiano a New York", nostro guru per le decine di preziosi consigli di cui abbiamo fatto tesoro per queste giornate New Yorkesi. Prendiamo riso e pollo e una specie di burrito fatto col falafel e ci troviamo una panchina all'ingresso di Central Park per goderci il lauto pasto e un attimo di relax al fresco (ci saranno 30 gradi all'ombra). I nostri stomaci e piedini ringraziano. L'olfatto un po' meno data la puzza di cavallo che arriva dai calessi parcheggiati a pochi metri da noi. Ma di puzze con sto caldo ne abbiamo già sentite anche di peggiori, quindi non lamentiamoci.

E' ormai la una passata e ci avviamo verso il Museo di Storia Naturale, si, quello del film "Una notte al Museo" (no, non siamo in ritardo... dovevamo essere li alle 10.30 secondo il nostro programma super ottimista / utopista). Ma sí, siamo a pochi passi, recupereremo. Già. Perdendo un quarto d'ora infilandoci per sbaglio nel Museo di Storia di qualcos'altro. Solo noi potevamo.

Realizzato l'errore vedendo busti di marmo, fucili e quadri di guerre civili anzichè animali, facciamo la seconda figura di merda della giornata. Col tizio della sicurezza che ci aveva appena fatti entrare al museo e che ci guardava stranito mentre uscivamo. Io placida gli ho farfugliato qualcosa tipo "Eheh.. abbiamo sbagliato museo". Looser.

Finalmente arriviamo al Museo giusto. E qui non puoi sbagliare. Nell'atrio ci accolgono 2 scheletri di dinosauri immensi. Mi sa che ci siamo stavolta. Il Museo merita davvero, soprattutto per la parte dei dinosauri, che sono tantissimi e alcuni di dimensioni impressionanti, come il Titanosauro, alto 14 metri e lungo 37. Stica.

Saliamo finalmente sul Big Bus e facciamo il giro della parte nord contornando il central Park e fermandoci a visitare la Cattedrale di St. John, imponente ma piuttosto spoglia, e macinando ancora un po' di km a piedi per vedere un paio di caserme nei dintorni. Dopo una sosta per vedere il Guggenheim Museum e il Metropolitan dall'esterno, torniamo in Times Square e ci dirigiamo (sempre a piedi) verso Madame Tussauds, dove restiamo impressionati dalla verosimiglianza delle statue di cera dei vari VIPs. Davvero realizzati ad arte.

La giornata (e questo poema) volge ormai al termine, cosí come le nostre forze. Sono le 20.30 e ci dirigiamo verso l'ultima tappa della giornata..l'Hard Rock Café, dove ci premiamo con un Jumbo Combo da leccarsi le dita e 2 meritatissime birrette :) Gianni colleziona la sua prima T-shirt Hard Rock di questo viaggio e felice come un bimbo mi riporta in hotel. Si perchè a questo punto della giornata le mie doti di orientamento (già precarie in condizioni ottimali) rasentano lo zero. Sfatti ma felici rientriamo al Ramada, e la camera, stanchi come siamo sembra ora una suite deluxe :)

Avremmo voluto raccontarvi tutto questo la sera stessa, ma con 24711 passi nelle scarpe (18.54 km) appena toccato il letto siamo collassati. Specie la sottoscritta, svenuta col telefono in mano nel tentativo vano di pubblicare almeno qualche foto :) Notte mondo.

Ecco la photogallery del DAY 02: 

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DAY 01: Finalmente l'America!

Finalmente il grande giorno è arrivato.. dopo un volo da 10 e lode con un bestione dell'aria targato Emirates siamo negli States!!!!

La grande mela ci ha accolti con un tramonto meraviglioso e un caldo equatoriale torrido che nemmeno potete immaginare.. ovviamente subito in taxi siamo stati riportati a temperature da ibernazione.. ma credo dovremo abituarci a queste botte di vita tra caldo e freddo.

Anche questa volta, il benvenuto "alberghiero" è di quelli che lasciano indelebilmente il segno e passiamo 2 o 3 ore a disinfettare la stanza e a chiederci se Wolverine o Edward mani di forbici siano passati di qui per accarezzare le tende della nostra stanza, ma poi il nostro spirito di adattamento prevale e ci lasciamo rapire da Morfeo che ci cullerà però ad intermittenza data l'adrenalina che abbiamo in corpo e il fuso che ci rende più fusi del solito.

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P.S.: Gianni ha ben pensato di fare a brandelli i suoi bermuda salendo in taxi.. l'avrà fatto per far pendant con le tende?! :)

Ecco la photogallery del DAY 01: 

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